MiM BELLUNO | Museo interattivo delle Migrazioni

Category: Storie

Rita Valente in Minervini

Sono nata il 19 Agosto 1934 a Molfetta in provincia di Bari. Mio padre Nicola Valente, dopo essere stato in Australia un po’di volte per pescare, decise che mia madre Giuseppina Del Pinto, mia sorella Rosa ed io dovevamo raggiungerlo. Non c’era abbastanza lavoro nè soldi nell’industria peschiera in Italia. Siamo venuti con la nave nel 1938 e siamo andati ad abitare a Streaky Bay in Sud Australia. Papà aveva sentito che era un ottimo posto per la pesca.

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Nancy Sortini

Sono nata all’ospedale di Stirling, nelle colline di Adelaide, il 3 marzo 1942. I miei genitori abitavano a Upper Sturt, un sobborgo ai margini del parco nazionale di Belair.
Ero una di tre figlie. Avevo anche due fratelli, ma molto più grandi di me. Quindi si può dire che passavo le giornate con le mie due sorelle. Siamo andate a scuola a Stirling, al convento delle Suore Domenicane. Per andare a scuola si doveva camminare molto, 4 o 5 chilometri per andare e tornare. La strada era lunga, ma non ci importava.

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Filomena Falco in Iasiello

Ho lasciato l’Italia il primo dicembre e sono arrivata il 28 dicembre 1963 con la nave Sydney. Il viaggio è andato bene. C’erano tre ragazze nella mia gabina. Ho fatto la dogana da sola a Melbourne dopo sono uscita. Io non avevo nessuna fotografia di mio cognato. Ho visto una persona che andava di qua e di la e ci ho detto “tu sei Salvatore di Stasio?” e lui ha risposto “io sto guardando ma non trovo nessuno”. Cosi ho incontrato mio cognato. Avevo quattro valigie perché mia sorella a chiesto tanta robba che voleva fino alla culla e coperte per il bambino. Tante, tante cose. Sul treno mio cognato ha comprato un quarto di ciliegi e questo era “il lunch”.
Quando venivo in Adelaide con il treno c’era un signora che non poteva tirare la “zip” del vestito e io gli ho detto “signora aspetta che io vi aiuto”. Ora io ci ho chiesto “chi avete in Australia?” e lei ha risposto “ci ho tutto la famiglia”. Delle volte il destino …Era la madre del mio futuro marito. Io lo conosciuto a un “christening” e lui s’è innamorato di me e dopo tre mesi ci siamo sposati nel 1964.
Chi pensava che quella signora sul treno veniva a essere mia suocera. Il destino come va a finire. Loro erano una grande famiglia. Erano 10 figli, tutti qui in Australia. Quando sono andata a conoscere la famiglia la prima volta la mamma offriva “ham”, formaggio e tante cose, pensavo ch’era come un “deli” là.
Ringrazio a Dio che mio marito è di una buona famiglia e ci rispettiamo tutti in famiglia. Andiamo tutti di accordo. Quando ci siamo sposati nel 1964 non avevamo niente come due miserabili, un paio di scarpe e un vestito. Ho lavorato fino all’ultimo giorno prima delle nozze. Domenica siamo andati a raccogliere l’uva con il compare di fede. Quello era “il nostro honeymoon”. No come adesso. Dopo sono venuti i figli. Sei figli in cinque anni, l’ultimi sono gemelli. Erano prematuri e la femmina è morta dopo tre giorni. Non avevo panni, “nappy” così ho tagliato i lenzuoli che ho portato dall’Italia e così mi sono arrangiata. No come adesso.
Abbiamo lavorato tutti e due in accordo. Abbiamo questa casa.
Quando stavamo a casa in affitto a Unley diceva la padrona, “Filomena tu devi mettere le pantofole che non fanno troppo rumore, tu non devi cucinare tutte le sere, andate a mangiare da i vostri genitori, non ricevete troppo visite, non uscite troppo. Io li ho detto “devo comprare una barracca, un “shed”, cosi stiamo soli”, e allora abbiamo comprato questa casa.
I figli sono cresciuti, sono stati molti bravi. Sono tutti sposati. Stanno tutti vicino. Una abita vicino la chiesa di Campeltown, uno a Dernancourt, due a Goodwood e un altro a Mitcham. Il primo è sposato con una Italiana, la seconda anche con un Italiano, il terzo ha sposato un’Australiana, il quarto pure con un Italiana, e l’ultimo con una Germanese. Ho nove nipoti. Una ha avuto una grande operazione l’anno scorso, aveva tre “lumps”. Adesso sta meglio ma sempre sotto controllo. Un altro ha quttordici anni e non parla. È nato bene ma da quando era piccolo non ha parlato. Non è sordo. Ha avuto dei “test” anche in America. Ogni tanto si fa nervoso, è un ragazzo che non vuole confusione.
Quando sono arrivata in Adelaide sono andata da mia sorella. Io ero contenta di vedere mia sorella ma ero così nervosa, piangevo molti giorni percé volevo ritornare in Italia coi miei genitori. È troppo doloroso quando si arriva nella terra straniera che non capivo la lingua. Mia sorella era brava ma mio cognato, non potevo mettermi “lipstick”, non potevo ridere or essere contenta, non potevo prendere un bicchiere d’acqua nel “fridge”, niente. Io volevo morire. Ho scritto a mia madre che volevo ritornare in Italia e lei diceva che mi pagava il viaggio per ritornare. Mia sorella ha detto “tu non vai a nessuna parte”. Dopo ho scritto a mia zia in America e lei mi voleva in America ma mia sorella diceva “no tu devi stare qui, non vai a nessuna parte”. Mio cognato malediva il giorno che sono arrivata in Australia. Lui era contento in Australia ma non voleva avere risponsabilità di me. Mia sorella voleva ma lui no. Non potevo guardare fuori della finestra, nel “back yard”, ero peggio dei carcerati.
In Italia lavoravo nella campagna. Non si poteva andare avanti. Mia sorella è stata chiamata da un cugino e lei dopo ha chiamato a me. Ero contenta di stare in Italia perché stavo bene ma lo sai quando una è giovane vuole cambiare, dopo qui era triste. Se avevo l’apparecchio pronto me ne scappavo subito. Mi sentivo confusa, non sapevo la lingua non sai dove vai, mi sentivo troppo male. Dopo piano, piano sono andata con mia cugina a lavorare a Virginia in una “farm”. Dalle cinque della mattina fino alle dieci della sera. Bevevo l’acqua che stava sopra il “cabbage”. La brina della notte. La sera mia cugina ci faceva rubare i spinaci che cucinavamo il giorno dopo.
Sono stata sempre qui in Adelaide in questa casa, era “very very hard”. Mio marito ha avuto un’operazione. Ho dovuto andare a lavorare a Julia Farr. I figli erano piccoli. La notte lavavo panni, preparavo da mangiare era “very very bad” per me, In pochi giorni ho perso “un stone”.
Mi sono imparata l’inglese qui e li. Io non mi vergogno di come parlo. Sono andata a lavorare a Julia Farr perché mio marito stava ammalato, erano 6 mesi che non lavorava. La “boss” mi ha domandato quanti figli avevo e gli ho detto “cinque” e lei ha detto “domani start work straight away”. Avevo un cappello alto che mi piaceva tanto ed ero molto contenta e la “boss” diceva, “Filomena is the happiest lady”. Ho lavorato lì 22 anni. Dopo 22 anni mi hanno dato un “package” e ho finito di lavorare perché mio marito non stava bene. È bello lavorare, a me mi piace. Hai contatto con tante gente.
La mia vita in Australia e stata piena di sacrifici, dispiaceri e malattie.
Ringraziamo ancora il Signore, ho cinque figli e 9 nipoti. Tutti ci rispettano e gli vogliamo tanto, tanto bene. Nella vita si deve affrontare tante cose. Si deve essere forti e coraggiosi che non è facile la vita. Mio marito è pieno di soffrimento. Ogni anno va all’ospedale che non sta bene. Quest’anno il 7 marzo abbiamo festeggiato
50 anni di matrimonio. Mio marito era in ospedale ma l’hanno fatto uscire per il giorno perché sentiva che io ero dispiacevole e voleva che stiamo insieme.
Io sono contenta della mia vita in Australia perché sono un tipo forte. Un paesano di mio marito mi ha detto “Filomena sei very lucky perché hai un carattere troppo forte”. Ho dovuto essere forte perché mio marito non stava bene. Mia mamma diceva “mezzi i guai ti devi mantenere forte”. Nella vita c’è da lottare. Non puoi essere misera. Devi avere coraggio.

Registrazione Dicembre 2013- Trascrizione di Angie Morony

Testimonianza raccolta dal gruppo “Australia Donna” nell’ambito del progetto “Invecchiamento Positivo”.
Le esperienze delle donne emigrate in Australia negli anni Cinquanta e Sessanta sono state pubblicate nel sito del gruppo www.australiadonna.org.au

Nicolina De Lucia

Sò lavorato “very hard” per far crescere i bambini perché son venuta senza nessuno. Siamo partiti assistiti e ce l’abbiamo passata male. Però piano piano ci abbiamo ricavato la vita. Vengo da Arienzo, provincia di Caserta. Mio marito era paesano. Stavamo vicini. Ci siamo sposati il ’47.
Ho cresciuto senza papà. Ho perduto mio padre che aveva 50 anni. Ci ha lasciati soli con la mia mamma che ha cresciuto 5 figli senza un marito. Ci avevo 12 anni. I fratelli, quelli non ti volevano fà uscire. Nemmeno ti potevi tagliare i capelli! M’ò tagliato i capelli dopo 8 giorni che mi sono sposata! Un fratello era un pochettino “spoil”, voleva comandare sempre lui. A noi ci dava sempre botte.
Aiutavo mia mamma in d’à campagna con mia sorella. Ho lavorato sempre! S’andava sulle montagne a lavorà. Si prendeva le erbe per gli animali, si vendeva. Andavamo dentro i bboschi a fà castagne, a cogliere le noce e poi prendevamo le noce che restavano indietro. Quando non c’era lavoro nella “farma” tua, andavamo a prendere la giornata. Si raccoglieva le patate e i faggioli, a mietere il grano. Si prendevano i soldi.
Uno fratello è morto giovane, a 18 anni. Poi è morto un altro, quello più giovane di me. Brutta storia quella, perché é stata dura per me. Il fratello era andato dà suocera all’altro paese e s’è tornato indietro co la bicicletta. Io ero andata a portare ù llatte e l’ho incontrato. Poi sono arrivata a la mia strada e ho sentito un colpo. Io dicevo: “Madonna ..stà venì à Natale!”. Poi qualcuno ha detto “sono scappati 7-8 ragazzi” e poi hanno detto: “Nicolina Nicolina guarda là sotto a vedè tuo fratello!” Sò andata là e mio fratello è morto sopra il braccio mio. L’hanno preso quà al cuore.. era pieno di sangue. I ragazzi stavano a giocare con una pistola! Aveva 20 anni e la moglie ha avuto un bambino dopo 3 settimane. Sempre mi ricordo! Non ho potuto dimenticare à quello perché è stato proprio sopra il braccio mio! Mi era morta à bambina mia bambina di 5 mesi, un mese prima di lui .. l’ho passato male!
Mi ricordo la Guerra. Ci sparavano appresso e dovevamo dormire dentro i pagliai. Non potevamo stare a casa. Se venivano i tedeschi là ci rovinavana a nnoi, i bambini. Noi abbiamo passato la vita male! Dopo ce la siamo aggistata un pochettino.
Il marito si è messo a fare il venditore ambulante. Stavamo bene perché avevamo moneta quella volta. Ma mio marito ha voluto venire in Australia. E abbiamo incominciato da nuovo, da capo. Peggio di prima!
Quando siamo venuti in Australia i miei figli avevano 11- 8-3 anni. Siamo stati al campo di Bonegilla per 4 settimane e là me l’ho passato malissimo! Perché i bambini volevano mangiare e il mangiare non ci piaceva. Non lo assaggiavo per niente! Come si dice al mio paese “dalle stelle vai alle stalle!” Una sera hanno detto che cucinavano gli spaghetti. Noi aspettiamo gli spaghetti. Hanno messo quella cosa rossa là con lo zucchero dentro! Non l’ha mangiato nessuno… siamo rimasti tutti digiuni!
Andavamo a prendere i “cardilli”. Alla “cantina” prendevamo l’olio e cucinavamo quella verdura perché io non mangiavo niente. Sono arrivata che avevo la pressione a 90! Se stavo altri quattro giorni dovevano mettermi dentro all’ospedale. Lo stomaco mio si era fatto così male perché sopra la nave non sono stata niente alzata. Sulla nave io l’ho passata male! Poi siamo scesi a Melbourne e poi siamo andati a finire là (Bonegilla) ..peggio ancora!
C’era un’amica di mia cognata che abitava a Roma e lei ci ha fatto una lettera di “sganciamento”. Mio marito le aveva scritto una lettera quando siamo arrivati a Freemantle, ma l’ha presa lunga. Quando siamo arrivati a Melbourne, l’amica era andata al porto, ma non ci ha trovati perché eravamo già partiti per Bonegilla. Quando siamo tornati da Bonegilla ci è venuta a prendere alla stazione e siamo stati 2 settimane a casa sua. Proprio come una sorella! Poi quando siamo venuti qua, piangeva e diceva “mai più farmi amica!” Ci è rimasta male.
Mio marito ha voluto venire ad Adelaide nel ’59. Abbiamo fatto cambi e cambi! Piano piano mi sono messa lavorare. Lavoravo alla “Pastadore”, una fabbrica di pasta. Sò lavorato per 7 anni e dopo sono andata finire a “Balfours”, ‘a fattoria di “cakes”. Lavoravo sempre di notte e i bambini s’anno incominciato a far grandi e mio marito tante volte s’arrabbiava la sera perché io non c’ero mai. Allora s’o detto “vado là di mattino presto e torno presto qua”. Dopo sono tornata a Pastadore e mi sò fatta altri sette anni là.
S’a operato ‘a schiena mio marito. È stato quasi 2 anni senza lavorare. Io al week end andavo a lavorà in dà campagna a fà cipolle. Nù track ci veniva prendere il sabato e la domenica. Io lavoravo a Pastadore quella volta. Ho lavorato fino a 51 anni. Poi mio marito s’è presa à pensione e abbiamo campato colla pensione.
Melbourne ce lo sempre nella mia testa. “Dove ti fermi ti piace”. Io ero fermata a Melbourne. Quando sono venuta qua (Adelaide) erano tutte campagne e ho detto “ma cosa abbiamo fatto!” Ad Adelaide non ci stavano i “shop” come stavano a Melbourne pè tutto ‘ò corso. C’era uno shop “a potenta e un altro a polenta”! Piano piano piano mi sono abituata.
Non sapevo parlare pè niente quando so’ vvenuta qua. Ero imbrogliata proprio! Non mi sono insegnata l’inglese perché mio marito voleva tornare in Italia. Ma i soldi chi ti dava? e siamo restate qua. Avevo una figlia sposata che non voleva andare in Italia e non volevo lasciare la figlia qua. La figlia, la prima, si è cominciata a sposà a quasi 18 anni. Ho nove nipoti e 15 “grand – grand nipoti”.
‘A schiena la tengo fregata. Me s’o operato ‘o “hip”.  Me s’o messa la “batteria” a’o cuore. Me s’ò operata il ginocchio. A casa non tengo nessuno. Faccio tutto io. Quando sono stata male mia figlia è venuta.
Vado a ginnastica il lunedì da 25 anni quando ha cominciato Vincenza. Il Martedì e Mercoledì a Bocce da 15 anni. Mi piace la compagnia.
Canto nel coro “Le Rondinelle”. Andiamo a cantà a far contenti questi vecchietti sopra all’ospedale di Campbelltown e al Villaggio Italia, alle “nursing home”. La mia canzone preferita è la “Tazza di caffè”.
In Italia non c’è più nessuno. Chi è morto qua e chi è morto là. Ho tanti nipoti, figli di mio fratello e di mia sorella. Ma non è più come la famiglia. Se vado in Italia a me mi piace il mio paese. Se no, non ci vado proprio!
Mio fratello mi faceva capire tutto del mio paese. Ma adesso che non c’è più qualcuno di caro, non so nemmeno chi muore e chi campa. Chi è che te lo dice!

Registrazione Marzo 2014- Trascrizione di Daniela Costa

Testimonianza raccolta dal gruppo “Australia Donna” nell’ambito del progetto “Invecchiamento Positivo”.
Le esperienze delle donne emigrate in Australia negli anni Cinquanta e Sessanta sono state pubblicate nel sito del gruppo www.australiadonna.org.au

Caterina Cuffaro in Taormina

Sono nata nel 1933 a Cianciana, provincia, Agrigento, Sicilia. Eravamo sei figli, 3 sorelle e 3 fratelli. Siamo cresciuti nel tempo della seconda guerra mondiale e papà e mamma hanno fatto tanti sacrifici a lavorare per crescere una famiglia cosi grande. Un giorno nel 1951 papà ha avuto un incidente è cascato ed è morto giovane. Siamo rimasti 6 figli a casa e la mamma rimasta vedova a 43 anni.
All’eta di diciotto anni ho conosciuto mio marito Giuseppe Taormina. Ci siamo fidanzati e mi sono sposata il 22 febbraio 1953. Dopo tre anni è nato il primo figlio Gaetano. Dopo 21 mesi ho avuto il secondo Alfonso. Nel 1958 mio marito è andato a lavorare in Inghilterra per due anni. Sono rimasta sola con due piccoli bambini e questo era un grande sacrificio per me ma mio fratello Giuseppe mi ha aiutato tanto.
Dopo sette anni sposata siamo venuti in Australia. Siamo partiti da Messina il 18 giugno 1960 con la nave Neptunia. Quando siamo imbarcati mio figlio grande aveva il compleanno da quattro anni e il secondo due anni.
Siamo arrivati al porto di Melbourne in Australia il 17 luglio 1960. Abbiamo viaggiato tutta la notte con il treno e la mattina siamo arrivati alla stazione di Adelaide dove ho trovato mia sorella Maria e mio cognato Franco. Siamo due sorelle sposate con due fratelli. Per sette anni abbiamo abitato insieme e fatto tanti sacrifici. Da principio la lingua era la difficoltà. Mio marito, mio cognato e mia sorella lavoravano e io badavo alla famiglia e tutti i bambini. Me la passavo un pochettino duro e dopo con un po’ di tempo ci siamo imparati un po’ d’inglese. I figli miei hanno studiato, Gaetano si è laureato in Economia e Alfonso si è laureato di “valuation” (valutazione di proprietà)
Gaetano si è sposato con Maria Immacolata Carbone nel1983. Il secondo, Alfonso si è sposato prima del grande e ho quattro nipoti Tristan, Senay, Laura e Lidia. E insomma ringraziamo a Dio che la famiglia è stata molto brava, miei figli hanno trovato buone compagne, i nipoti sono bravissimi, siamo contentissimi dell’Australia. Mio marito ha avuto molte sofferenze ma l’hanno aiutato tanto in questo paese perchè se era in Italia può darsi a quest’ora se ne era andato. Di nuovo ringrazio a Dio della famiglia, i nipoti e abbiamo anche una gran nipotina che si chiama Lily.
Mi manca la mia famiglia in Italia, avevo 3 fratelli e tre sorelle ma uno è morto. L’Italia e la Sicilia l’abbiamo sempre dentro il cuore. Quando parlo piango sempre. Non ci ha mancato mai niente in Australia, e io e mio marito siamo molto generosi con tutti. Ho lavorato 29 anni a Julia Farr Centre. Andavo a piedi perché era vicino. Ho lavorato con tutto il cuore. Non ho avuto scuola qui solamente l’ultimo anno di lavoro ci hanno insegnato “English in the work place” ma per poche ore. A Julia Farr servivo gli ammalati era come un “nursing home.” Quando ho finito il lavoro nel ’93 i vecchietti piangevano perchè li servivo come i miei nonni.
Siamo contenti dell’Australia. Adesso che siamo anziani pensiamo alla nostra famiglia, ch’è una grande famiglia. Sono ritornata in Italia solamente una volta nel ’88. Era un po cambiata dei tempi nostri, era ammigliorata ma lo sa come è mi tirava sempre l’Australia. Anche i miei figli tutti e due sono andati e dicono, per vedere la famiglia è “nice” ma per vivere in Australia è migliore. Tutti e due sono nati in italia ma è come fossono nati qua.
Da principio era dura ma c’era mia sorella e mio cognato che ci aiutavammo. Ancora con mia sorella siamo uniti, ci rispettiamo l’uno con l’altro. Abbiamo tanti paesani qui. Gli anziani molti sono morti ma i giovani siamo cinque or sei famiglie che abitiamo vicino e con due famiglie siamo come sorelle e fratelli. Ci vogliamo bene, ci aiutiamo nel giardino, se non ci vediamo per due or tre giorni bussano alla porta per vedere come stiamo.
Quando ero piccola volevo studiare ma facevano studiare i fratelli. Uno era avvocato, uno era professore al liceo di Agrigento per 28 anni e dopo faceva il “headmaster”, preside. Noi donne non abbiamo studiato, mia sorella studiava ma io aiutavo la nonna paterna perché era paralizzata ma sono andata a scuola fino alla quarta. Miei fratelli dicevano che io ho meno scuola ma sono più intelligente di loro. Quando hanno letto la mia storia si sono messi a piangere.

Registrazione Gennaio 2014 – Trascrizione di Angie Morony

Testimonianza raccolta dal gruppo “Australia Donna” nell’ambito del progetto “Invecchiamento Positivo”.
Le esperienze delle donne emigrate in Australia negli anni Cinquanta e Sessanta sono state pubblicate nel sito del gruppo www.australiadonna.org.au