Il Museo

Un museo aperto e interattivo

Dallo spazio, la terra non ha confini. Umberto Guidoni, astronauta

Avere il MiM – Museo interattivo delle Migrazioni – nella sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, realizzata grazie al contributo e al sacrificio di molti emigranti bellunesi, significa portare una riflessione e una memoria dentro un luogo vivo, da molti anni riferimento per gli emigranti, gli ex emigranti e oggi anche per gli immigrati accolti nella nostra terra. Ed è proprio dalle esperienze di queste figure, dalle loro testimonianze e dalla loro attualità, che prende forma il cuore multimediale del Museo. Un piccolo viaggio che comincia dunque dal vissuto delle persone, per comprendere in senso universale l’essenza e la dignità della condizione di migrante: una condizione comune a tutti i popoli e a tutte le epoche. E per capire come siano proprio i continui flussi di umanità la linfa vitale del nostro pianeta, quella che ha contribuito nei secoli alla nascita e alla crescita di grandi civiltà.

Questo è il primo passo di un progetto che vuole essere aperto e interattivo: con le scuole, attraverso la proposta di incontri e di laboratori; con il territorio, facendo del MiM il punto di partenza per un più ampio itinerario dell’emigrazione nella provincia di Belluno; con la rete, proponendo mostre ed eventi on line come estensione del Museo al di fuori dei propri confini.

«In tre piccole sale si apre un mondo. E non è un modo di dire, perché gli italiani hanno spesso dovuto abbandonare le loro terre per cercare fortuna lontano. Poi, da quel lontano, hanno portato un patrimonio di esperienze e testimonianze. Il museo è organizzato in forma multimediale con pannelli, fotografie, videointerviste. Prende le mosse e documenta il passato, ma propone una riflessione anche sui risvolti attuali di questa immensa storia. L’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ospita il MiM, ha inoltre una biblioteca ed è tuttora un riferimento per emigrati ed ex emigranti, nonché punto di accoglienza per chi arriva oggi in Italia».

Da Lonely Planet “Veneto”

Vivi un’esperienza virtuale a 360°

LE MINIERE

Un’esperienza unica in fondo a una miniera. Tra stretti cunicoli, gallerie senza fine, angoli bui, sbarramenti impenetrabili. Rivivi in prima persona la vita dei minatori, ascolta i rumori dei carrelli, osserva le pareti oscure, immergiti a 360° in un ambiente ai limiti dell’umano. Un viaggio in un mondo ormai perduto, alla scoperta di un mestiere fatto di fatica, coraggio e determinazione. Visita un museo come non l’hai mai fatto prima.

Il MiM Belluno si arricchisce di un nuovo percorso virtuale con la tecnologia delle riprese a 360°.

Basterà avere con sé uno smartphone e degli auricolari. Noi ti metteremo a disposizione* un cardboard personalizzato.

Due i video a 360° dedicati:

  • la testimonianza di Urbano Ciacci: è uno degli ultimi ex minatori in vita che lavorarono nella miniera di Marcinelle. Vi condurrà da casa sua fino a Marcinelle per descrivervi ambienti e luoghi che lo hanno accompagnato per tutto il suo percorso lavorativo
  • la giornata di un minatore: si entrerà nella baracca dove viveva, per poi prendere l’ascensore e testare direttamente cosa significava lavorare in miniera per otto, dieci ore con la continua presenza di allucinanti rumori e la totale oscurità

* il carboard ha un costo di euro 10,00 compreso il biglietto di ingresso.  Il cardboard rimarrà in possesso del visitatore

n.b. Non hai uno smartphone? Nessun problema! Il MiM Belluno te ne metterà uno a disposizione.

La sala superiore

Migrare: una condizione umana universale

La Sala Superiore del MIM offre una panoramica generale sul tema delle migrazioni. Attraverso semplici pannelli esplicativi e strumenti multimediali, si risponde ad alcune domande chiave: perché si emigra? Come e quando si emigra? Quali sono i numeri dell’emigrazione di ieri e di oggi? Uno spazio particolare viene dedicato all’Italia, protagonista del più grande esodo di massa della storia moderna, con oltre 26 milioni di emigrati dal 1876 al 1976, dai quali discendono tra i 60 e i 70 milioni di oriundi. Un dato impressionante, che va letto anche per i suoi risvolti positivi: l’emigrazione dal nostro Paese ha esportato e continua a esportare creatività e ingegno ai massimi livelli.

Un’impronta italiana nel mondo che spazia dalle architetture di San Pietroburgo alle sculture del Mount Rushmore National Memorial, dalle grandi opere come la Grande Dixence e la Transiberiana agli attuali contributi di professionalità e intelligenza dei giovani talenti, protagonisti di una crescente “fuga dei cervelli”.

Ma la nostra è anche terra di immigrazione: storica e recente. Dalla Serenissima Repubblica di Venezia – capitale multietnica del Mediterraneo, capace di assorbire esperienze e culture dall’Oriente – all’Italia di oggi, che ha visto in un ventennio un incremento significativo dei cittadini stranieri: dai 356.199 del 1991 ai 5.144.440 del 2018 (l’8,5% della popolazione). In questo scenario dinamico di flussi e di riflussi, resta un’unica costante: il bisogno per i migranti di trovare quei punti di contatto, di aggregazione e di solidarietà che sono all’origine dell’associazionismo d’ieri, di oggi, di domani.

«Le frontiere? Esistono eccome. Nei miei viaggi ne ho incontrate molte e stanno tutte nella mente degli uomini».

T. Heyerdhal

Il lato “dolce” e “amaro” dell’emigrazione

Gelato e miniere

Nella realizzazione del MiM, si è scelto di includere e valorizzare il Vecchio Museo, con i suoi ricordi, i suoi oggetti e i suoi affreschi, che rappresentano preziosi doni di emigranti all’Associazione Bellunesi nel Mondo. Questo spazio raccolto è soprattutto un omaggio a due figure tradizionali e simboliche dell’emigrazione bellunese: il gelatiere e il minatore.

Il gelato nel mondo parla zoldano e cadorino, grazie alla straordinaria intuizione commerciale degli artigiani ambulanti di dolciumi provenienti dalle valli dolomitiche, che hanno reso popolare questo prodotto made in Italy nei paesi dell’Europa centro-settentrionale, dapprima con la vendita itinerante, in un secondo momento con prestigiose gelaterie in Austria, Olanda, Argentina e soprattutto Germania.

Anche il lavoro in miniera – e nelle gallerie stradali e idroelettriche delle grandi opere alpine – ha coinvolto generazioni di bellunesi, in prevalenza dal Feltrino, dalla Valbelluna, dall’Agordino. Una vicenda che comincia verso la fine dell’Ottocento e culmina nel secondo dopoguerra quando, dopo il Protocollo italo-belga del 1946, oltre sessantamila italiani emigrano in un ventennio nel Pays Noir, impiegati come minatori e scambiati come merce al posto di forniture di carbone. Accanto ad alcuni oggetti simbolici della miniera, donati dalla Famiglia “Monte Pizzocco”, si propongono testimonianze audiovisive degli ultimi protagonisti di questa storia di sacrifici, di rischi, spesso di morte, prima che la loro memoria si perda per sempre nelle pieghe del tempo che scorre.

«Siano lodati per essere stati capaci di preservare il rispetto che dovevano al loro passato».

Josè Saramago

La sala inferiore

Emigrare dal Bellunese

L’emigrazione dalla provincia di Belluno ha radici lontane e si manifesta in forme caratteristiche, in genere legate alle microeconomie delle valli prealpine e dolomitiche. Già nel XVII secolo comincia quella emigrazione temporanea che accomuna questo territorio alle aree montane dei vicini Trentino e Friuli. Si parte per lavori stagionali, legati ai ritmi pastorali della natura e alle antiche tradizioni di vendita ambulante. Si parte per impieghi a contratto, in particolare verso i paesi della Mitteleuropa. Tra i mestieri più richiesti: edili, carpentieri, scalpellini, boscaioli, zattieri, esamponèri (lavoratori delle ferrovie).

Anche le donne e i bambini emigrano: significativi i fenomeni del “baliatico” e delle partenze estive delle ciòde, le giovani destinate ai lavori agricoli e domestici in Trentino.

Nell’ultimo quarto dell’Ottocento comincia l’emigrazione permanente dal Bellunese, inizialmente diretta verso il Sud America e in particolare il Rio Grande do Sul, in Brasile, dove si consolida una popolazione veneto-lombarda che trapianta sul posto lingua, usi, costumi. Nel corso di un secolo i Bellunesi si insediano in vari paesi d’Europa, nelle Americhe, in Australia e in Sud Africa, con significativi fenomeni di mobilità professionale specializzata in Africa settentrionale e Medio Oriente. La Svizzera, con i suoi cantieri alpini e le sue industrie, diventa una delle principali mete degli emigranti bellunesi, storicamente radicati anche nei paesi dell’Europa orientale (Croazia e Romania in particolare), spesso con comunità capaci di mantenere la propria identità originaria.

Dopo questo viaggio attraverso valli, mestieri e continenti, l’esposizione si chiude con l’atto finale di tante esperienze migratorie: il ritorno alle radici. Un momento atteso e cullato nell’immaginazione, ma spesso difficile, un ricominciare che richiede quella solidarietà dalla cui sentita esigenza sono nate le Famiglie di ex-emigranti, raccolte intorno all’Associazione Bellunesi nel Mondo.

Il MiM Belluno è fatto di persone

Marco Crepaz
Direttore e guida del MiM

Luciana Tavi
Consigliere e guida del MiM

Simone Tormen
Responsabile archivio fotostorico
e guida del MiM

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